1. Nascita della parrocchia
  2. La nuova chiesa
  3. Il progetto della chiesa
  4. Il Crocifisso
  5. Il Battistero
  6. Il Tabernacolo
  7. Il Grande Quadro
  8. Le Statue della Madonna e del Battista
  9. Via Crucis
  10. Arredo interno
  11. Le Campane
  12. La Chiesa di San Rocco e le Cappelle

La nascita della parrocchia

La parrocchia San Giovanni Battista costituisce una delle 5 parrocchie della città di Desio.

Nel 1962 è stata rivista l’organizzazione delle parrocchie nella città di Desio, e proprio in questo ambito è stata prevista l’istituzione di una nuova parrocchia. La scelta del titolare della nuova parrocchia non è stata fatta a caso: al momento della stesura del piano per la costruzione delle nuove parrocchie si era pensato di dedicarne una a Giovanni Battista per onorare con quella il Papa di allora Giovanni Battista Montini, l’arcivescovo di Milano card. Giovanni Colombo ed il prevosto di Desio ms. Giovanni Bandiera.

Il 26 giugno 1966 il primo parroco don Franco Brambilla faceva il suo ingresso nella nuova parrocchia di San Giovanni Battista che aveva una popolazione di 3106 abitanti con 831 famiglie. La prima Messa veniva celebrata nel cortile della cascina Bolagnos, perché esisteva solo il terreno su cui in tutta fretta si costruisce un fabbricato a due piani fuori terra  con seminterrato. La costruzione iniziò nell’ottobre 1966 su progetto dell’arch. Villa con l’impresa Mauri Zaverio di Desio. 

La Messa di Natale del 1966 fu celebrata nel capannone dei f.lli Malberti in via Ferravilla (ora supermercato) perché ancora non esisteva il centro parrocchiale e la chiesetta di S. Rocco era troppo piccola per raccogliere tutti i fedeli della zona. La posa della prima pietra del centro parrocchiale avvenne la domenica del 27 agosto 1966 al tramonto. La prima Messa nel seminterrato della futura chiesa provvisoria fu celebrata nell’estate del 1967, e nello stesso anno il 28 maggio, nel salone al rustico si fecero le prime Comunioni a 63 bambini.

Il salone della chiesa provvisoria fu inaugurato con la celebrazione dell’Eucaristia l’8 dicembre 1967 dopo fervidi lavori di preparazione e per ultimare l’altare. L’anno successivo, il card. Colombo nella sua prima visita alla nostra parrocchia volle complimentarsi coi fedeli per il buon risultato dei lavori. Vi fu anche qualche lamentela sulla costruzione, soprattutto per la scelta del terreno che era troppo lontano dal centro abitato di Desio, dalla cascina e dal Boschetto e Mulino Arese. Il tempo e lo sviluppo demografico urbano ha dato ragione dell’ottima scelta.

Le difficoltà economiche non mancarono, le donne di A.C. si impegnarono alla vendita di fiori, uova per raccogliere fondi per l’acquisto degli arredi della chiesa. Il 27 ottobre 1968 furono benedette le statue della Madonna di Fatima e di S. Giovanni Battista che assieme ai 14 quadri della via Crucis erano state scolpite dalla ditta Stuffleser di Ortisei ora riportate nella nuova chiesa, mentre il tabernacolo ed il battistero (fonte e bassorilievo in ferro battuto) erano opere della scuola del Beato Angelico di Milano.

Primi collaboratori del parroco furono d. Giuseppe Marelli e p. Paolo Gazzotti (dehoniano). Il primo coadiutore fisso d. Peppino Barlocco iniziò il suo apostolato in parrocchia il 26 luglio 1970 che restò fra noi fino all’ottobre del 1976 sostituito da d. Luigi Sala. Il primo consiglio parrocchiale (non elettivo) si riunì il 21 gennaio 1969 con 26 presenze.

Nell’estate 1969 furono realizzate le opere di sistemazione esterna (giardini e parcheggi); nel frattempo la popolazione aumentava a 3627 con 904 famiglie.

Don franco Brambilla rimase in parrocchia fino all’ottobre del 1980. Gli successe don Francesco Gentile che lasciò per motivi di salute nell’ottobre del 1983. Venne don Giorgio Solbiati e restò fino all’agosto del 1998, quando arrivò don Alfredo Cameroni.

Nel volgere degli anni la popolazione raggiunse i settemila abitanti e andò crescendo verso i diecimila. Gli angusti spazi riservati all’attività parrocchiale, il susseguirsi delle messe domenicali affollate, facevano tuttavia emergere l’urgenza di realizzare una nuova Chiesa.

 La nuova chiesa

Per la realizzazione della chiesa si decise, in commissione parrocchiale, di interpellare tre studi di architettura scartando il concorso aperto. Sono stati così interpellati: Bellini di Milano, Gresleri di Bologna, Gabetti e Isola di Torino.

Dopo un adeguato tempo e ricevuto gli elaborati dai professionisti, la gente è passata a visionare i tre progetti ed attraverso un questionario ha espresso il proprio parere su domande specifiche su quale fosse il migliore per la celebrazione eucaristica e la sua funzionalità, l’accessibilità e meglio si inserisse nel contesto paesaggistico del quartiere.

Si sono promossi incontri anche con professionisti e costruttori locali che sono serviti a raccogliere pareri  e consigli.

Al termine del suffragio popolare, fu deciso di approvare il progetto realizzato dallo studio di architettura Gabetti & Isola, i cui lavori furono avviati nel 1998.

Il 31 ottobre 1999, alle ore 10.00, l’arcivescovo di Milano, card. Carlo Maria Martini, celebrava la prima messa e consacrava la nuova Chiesa con dedicazione a San Giovanni Battista.

ll progetto della chiesa

 Secondo il progetto voluto dagli architetti Gabetti & Isola, l’impianto della chiesa è sviluppato secondo un asse diagonale impostato a partire dall’incrocio tra le vie Di Vittorio e Rosselli. È lungo questo asse che si susseguono l’ingresso principale (al di sotto di un grande porticato circondato da colonne poste a semicerchio e coperto da tetto a quattro falde) e  il vano della chiesa e l’altare.

Lo spazio è disegnato da colonne poste a semicerchio che sostengono le grandi capriate lignee, impostate secondo la perpendicolare dell’asse ed è racchiuso da muri laterali in parte a mattoni a vista ed in parte in blocchetti  di calcestruzzo. La cappella iemale si apre sul vano centrale e ne è separata da una vetrata che può essere tenuta aperta. Il fonte battesimale è posto in prossimità dell’ingresso ed ha il pavimento ribassato rispetto a quello della chiesa. Lateralmente troviamo la sagrestia, l’ufficio parrocchiale da un parte; dall’altra l’alloggio del parroco e le aule di catechesi con ambienti per le riunioni.

La nuova chiesa di Desio rappresenta una equilibrata sintesi tra antico e moderno in cui i progettisti hanno saputo cogliere e reintegrare il contesto urbano e rurale del territorio attraverso l’uso dei materiali e tecnologie nuove. La zona dove sorge oggi la nuova chiesa è il quartiere che negli ultimi anni si è espanso di più dal punto di vista edilizio: un’area residenziale di recente aggregazione che conta un gran numero di fedeli e che forse più di altre necessitava di un luogo rappresentativo, di un riferimento per la nuova comunità.

Il lotto, di forma quadrata, è definito per due lati da due strade, mentre gli altri confinano con lotti edificati. Il progetto del nuovo complesso religioso, che occupa gran parte della superficie a esso destinata, si sviluppa lungo un asse principale, diagonale rispetto al quadrato, impostato a partire dall’incrocio delle due vie. È qui che si apre l’ingresso principale sotto un porticato semicircolare, sormontato da una singolare torre campanaria con pianta ottagonale che ospiterà le otto campane. 

L’impianto è a base quadrata, con un angolo, quello alla fine dell’asse, tagliato a 45° e quello opposto su cui si inserisce uno spazio semicircolare. Tutto il progetto planimetricamente è giocato sull’incastro del quadrato e del cerchio. La copertura a due falde e a quattro per la torre campanaria raggiunge la massima altezza di 19.60 metri.

Lo spazio destinato alle celebrazioni e definito dal susseguirsi di piastri circolari rivestiti in mattoni disposti a cerchio sui quali appoggiano imponenti capriate lignee impostate secondo la perpendicolare all’asse. La facciata principale si presenta divisa in tre parti, con al centro la torre campanaria sorretta da quattro pilastri circolari con una copertura rivestita in coppi. Tutta la copertura in legno lamellare rappresenta uno degli elementi di grande effetto dell’edificio: le capriate infatti, pur avendo una luce considerevole riescono a mantenere una notevole leggerezza, per cui sembrano librasi nell’aria al di sopra della struttura muraria compatta. 

Dal punto di vista architettonico il progetto riprende elementi dell’edilizia rurale tradizionale lombarda, come il muro traforato delle cascine, che viene usato per schermare i camminamenti orizzontali, creando atmosfere suggestive nella sala delle celebrazioni. L’audace accostamento dei materiali tradizionali come il mattone pieno a materiali nuovi come i blocchetti in calcestruzzo vibrocompresso è reso gradevole dalla finitura ruvida e dalla scelta dei colori.

La pavimentazione è realizzata in lastre di pietra naturale di Luserna, fiammata per gli interni e levigata per l’esterno. I serramenti sono in alluminio bianco con i vetri azzurrati.

Il richiamo alla “capanna” dal grande tetto e la forma a padiglione della copertura sopraelevata della torre campanaria sono gli elementi di maggiore evidenza e costituiscono il pronao d’ingresso alla chiesa, circondato da otto colonne. L’interno è definito da colonne rivestite in mattoni, disposte a formare due semicerchi accostati, che sostengono le 12 capriate reticolari in legno lamellare del tetto: due grandi falde contrapposte lungo la direttrice diagonale. Le capriate sono collegate ai pilastri a mezzo di elementi di acciaio, obliterati dal rivestimento in laterizio dei pilastri stessi. Il manto di copertura è costituito da coppi in laterizio, di forma e di colore tradizionali, posati alla “lombarda” su una listellatura perpendicolare alla massima pendenza della falda.

Il Crocifisso

Il crocifisso centrale della chiesa sopra l’altare è opera dei giovani scultori Hilario Oreglia d’Isola e Matteo Norzi. Si ispira sicuramente al Crocifisso di S Damiano (Scuola Umbra Basilica di S Chiara del 1265 Assisi), anche se ha le braccia più rette e le gambe un po’ più divaricate. Il viso regale, con gli occhi attenti (che sembrano guardare in alto) ipnotizzano colui che si ferma a adorarlo. 

Il costato è gonfio pieno del respiro pronto ad alitare in noi la sua Parola. Le sue braccia protese (coincidenti con le fasce cromatiche delle pareti laterali) con le mani chiodate ed aperte sembrano abbracciare tutta l’assemblea (Suo popolo adorante). Il tronco d’abete maestoso, su cui si spalanca il Cristo in noce, ben raffigurano il culmine della vita e della Passione di Gesù. Il suo sguardo vivo rivolto al Padre evidenzia l’estrema fiducia nel vivere il compito di farsi «simbolo». Sotto i suoi piedi non c’è il solito supporto-sgabello.

Non ha i piedi «per terra» come noi umani, ma appoggiano sul tronco dell’albero della «vita», (ricordati la riflessione sul Battesimo) inchiodati ad esso. A dimostrare che si ri-nasce in Lui e lasalvezza la troviamo stando inchiodati a Lui, dai piedi fino alla testa e con lo sguardo rivolto al Padre. Solo qui c’è sapienza, potenza e gloria di Dio. Se stiamo in un silenzio adorante davanti al Crocifisso, non sentiamo il suo «grido di dolore», ma l’amorevole chiamata che, attraverso la quotidiana fatica, c’indica la Via alla Gerusalemme eterna.

Il Battistero

Il Battistero, collocato a sinistra della navata principale della chiesa, ha la «conchiglia» sorretta da una struttura lignea che collega la vasca a forma circolare in pietra. Essa fa parte simbolicamente dell’albero della vita (posto sulla parete di fronte) che testimonia la crescita che il battezzando dovrà percorrere dopo la nuova rinascita in Cristo. Ci ricorda il tronco di Iesse da cui è nata la vita: il virgulto che è Cristo su un tronco tagliato che porta in se la morte.

La vasca non ha i tre gradini in discesa, ma uno solo a testimoniare l’immersione nella morte ed il riemergere col il Risorto. L’acqua che scorre durante il rito è benedetta e ricorda quella del Giordano, dove battezzava Giovanni e dove è stato battezzato anche Gesù.

 Il tabernacolo.

Innanzitutto è collocato fuori dal grande cerchio della sala assembleare nel braccio laterale della cappella feriale o «iemale». La cappella feriale, che viene spesso usata per le celebrazioni feriali, è concentrata attorno all’altare delle dodici pietre col nome dei capi delle tribù d’Israele, sormontato dalla pietra per eccellenza «Gesù».

La cappella feriale è proposta anche per la liturgia delle ore e per le preghiere durante la settimana dei diversi gruppi non numerosi. Accanto all’altare ben visibile e richiamato dalla «lampada del Santissimo» viene offerto un angolo per la preghiera personale di adorazione rivolto al nostro tabernacolo.

Il Tabernacolo é semplice, squadrato, geometricamente un parallelepipedo, in pietra, non ha forma artistica di valore, è stato voluto proprio semplice, perché il «bello» è in lui custodito. Ci ricorda il Sepolcro di Gerusalemme, con la pietra che custodisce l’entrata. Deve stare in ombra durante la celebrazione Eucaristica: in quel momento al centro hanno da esserci il popolo celebrante, l’ambone, la mensa.

La cappella arredata con panche classiche dovrebbe nei progetti riproporre una specie di coro per raccoglierci nelle preghiere feriali sia personali che comunitarie.

Altro momento significativo è l’adorazione eucaristica (culto eucaristico fuori della messa) possibilmente dopo la messa dove ci soffermiamo anche attraverso lo sguardo intenso a contemplare il pane dell’eucarestia nel clima di lode, ringraziamento e silenzio che ci permettono di valorizzare sempre meglio le messe domenicali.

Il grande quadro sulla chiamata di Cristo rivolta all’Uomo.

Sul lato sinistro della grande sala entrando in Chiesa ci appare un grande quadro della scultrice Lucia Rossi Monti.

Questo quadro era inizialmente destinato a un seminario di religiosi Clarettiani. Quando è stato offerto (per la demolizione del seminario) ci si è interrogati se potesse conciliarsi nella chiesa. Avendo constatato uno stile che poteva armonizzarsi con lo stile generale della Chiesa, è stata cercata una collocazione che non distraesse dal centro del celebrare l’altare-ambone-sede sovrastati dal grande crocifisso. La parete su cui è stato posto, pur essendo visibile dalla sala centrale, è già parte delle mura che formano il braccio dove abbiamo la penitenzeria e il battistero.

È un simbolo della prima chiamata alla fede nel battesimo ed è un continuo richiamo nella vita della comunità a conservarci discepoli nella vita da credenti. La centralità di Maria e della sua chiamata attraverso l’angelo ci aiuta a vivere la devozione mariana nel suo spirito più genuino: accogliere e fare propria l’intraprendenza di Dio dentro la vita dell’uomo.

Il richiamo alla chiamata di Matteo nel vivo della sua attività lavorativa risveglia anche nel nostro celebrare la necessità di coinvolgere la vita in quello che celebriamo. Il battesimo di Gesù nel Giordano oltre a presentarci il contributo del Battista (nostro Patrono) nella missione del Cristo ci rammenta la grande fiducia e comunione obbediente del Figlio che ha fatto della volontà del Padre la sua volontà. Infine l’aiuto di Gesù ai discepoli in balia delle onde del Mare ci rinnova la necessità di rivolgerci a Lui nei momenti di difficoltà.

I quadri che ripresentano la passione di Cristo, dell’artista Lucia Rossi Monti per ora collocati nella cappella feriale sano anch’essi donati dai Clarettiani provenienti dall’ ex Seminario di Lierna. 

«Cristo è il perno di tutte queste 15 tavole e attorno a Lui si raccoglie tutta l’umanità che lo circonda. Le immagini di questi uomini sembrano solo sbozzate, quasi maltrattate e ciò concorre a sottolineare il tono drammatico della passione. La superficie aspra delle figure, simbolo del dolore, deforma e sconvolge, ma allo stesso tempo la tensione creata da tale deformazione eleva la figura verso una realtà trascendente.» I due quadri finali con la sepoltura e la resurrezione sono più grandi ad esprimere la novità della salvezza di Dio profondamente inserita nel dramma umano.

La statua lignea della Madonna e la statua del precursore Giovanni Battista.

Opera dello scultore trentino G. Stuflesser fanno parte degli arredi della vecchia chiesa che sono stati conservati anche nella nuova come continuità. Sono collocate in un angolo della chiesa visibile dall’entrata principale e nello stesso tempo in un braccio laterale (quello del battistero). La devozione ai santi è un aiuto ad approfondire la fede per arrivare poi alla partecipazione cultuale più completa proposta da Gesù nei gesti sacramentali. Nella mentalità popolare qualche volta accendere una candela è un gesto sganciato dal pregare più completo che la liturgia ci offre.

La via crucis

Formata da 14 quadri dell’artista G. Stuflesser scolpiti in legno sono disposte sulle colonne che circondano la grande sala assembleare per permettere nei venerdì di quaresima di partecipare alla preghiera tradizionale che ripercorre il cammino della croce sul Calvario con il gesto fisico di sostare sotto ogni momento proposto nel seguire il Crocifisso.

Arredo

Le panche per la nostra chiesa sono state pensate con una forma semplice richiamando il tema cromatico delle mura della chiesa attraverso l’uso di tre diversi tipi di legno che saranno lo stesso motivo dominante nella credenza dell’altare e nel possibile coro della cappella feriale.

La disposizione delle panche in chiesa dopo diversi tentativi ha assunto la forma di una raggera con ampi corridoi per i movimenti durante le celebrazioni. Richiamano la centralità nel nostro pregare comunitario del Cristo e del suo altare. Viene lasciato normalmente tutto un corridoio attorno alla sala che segni il cerchio della nostra chiesa e che viene usato per momenti celebrativi particolari di fedeli attorno al Signore.

Le campane

Le campane con il loro suono segnano il diffondersi dell’annuncio di preghiera nelle ore e nei giorni dell’uomo. Convocano il Popolo di Dio, fanno sentire lo «straordinario» e il richiamo alla festa tra le case e nel quartiere.

Il suono delle campane ci dà l’idea dell’amore di Dio: è incontenibile; supera il tempo, invade lo spazio, oltrepassa i limiti. Quel segnale è eloquente quando c’è; vuol dire che la festa comincia. Ma anche il tacere delle campane ha un senso: dalla Messa del Giovedì Santo al risveglio del Risorto, la Chiesa è in lutto. La campana suscita nell’uomo l’anelito di non fermarsi mai. Di ancorarsi ad un «assoluto» di desiderare quella Patria e quella Casa all’interno della quale la festa non avrà più fine.

L’utilizzo del suono delle campane è un elemento della tradizione secolare della Chiesa. Il loro impiego per uso liturgico nelle Chiese d’Occidente è testimoniato a partire dai secoli V-VI, mentre già nell’ottavo secolo si hanno tracce di un rito di benedizione delle campane.

Non c’è un vero campanile attaccato alla chiesa, ma il nostro sagrato originale ed espressivo accoglie anche le campane.

Il concerto di campane é così composto:

1

2

3

4

5

6

7

8

Nota

FA

SOL

LA

SIb

DO

RE

Mib

FA

Peso Kg

760

520

380

320

215

160

110

90

ø in mm

1073

951

855

800

710

638

566

528

H in cm

104

93

83

78

69

61

54

51

Le 8 campane sono dedicate rispettivamente:

1)      Gesù Crocifisso;

2)     San Giovanni Battista

3)     Santa Maria

4)     San Giovanni Bosco

5)     San Rocco col lupo

6)     Sant’Agnese e Santa Rosa

7)     Santa Caterina

8)    San Francesco Saverio e Santa Gemma Galgani

Il piazzale antistante ed il parcheggio

L’amministrazione comunale ha reso pedonale il tratto finale della via f.lli Rosselli, dopo la brillante sistemazione della pavimentazione a blocchetti di cemento di colori diversi.

La soluzione cromatica progettata dall’ing. Gili con la sua collaboratrice sig.ra Donghi Silvia Dell’Orto, rende perfettamente armonioso la visione dei disegni della pavimentazione. Con la costruzione del parcheggio su terreno ceduto dalla parrocchia l’amministrazione ha completato le urbanizzazioni necessarie al servizio della nostra chiesa.

L’armoniosa visione del complesso dalla via Ferravilla e dalla relativa rotatoria rendono ancora più maestosa la nostra chiesa.

La chiesa di  San Rocco e le cappelle.

 Il prevosto ms. Rovagnati decise la costruzione e la dedicazione della cappella a S. Rocco donando un antico quadro raffigurante il santo. La cappella fu inaugurata il 28 ottobre 1933 dallo stesso Mons. Rovagnati e affida la cura delle anime a padre Milani, missionario saveriano.

Nel 1935 alla cappella di S.Rocco venne donata una campana che la nobile famiglia Trezzi, abitante nel cortile di via Matteotti (ex oratorio di S. Caterina) di proprietà della stessa, donò alla sig. ra Donghi Maria, dipendente della famiglia Trezzi nel periodo in cui fu demolita la cappella di famiglia. La campana, fusa nel 1680 (o 1650?), porta la scritta “MARIA MATER GRACIE MATER MISERICORDIE - 1680 (o 1650?).        Porta anche due immagini: di S. Rocco e di S. Giovanni Battista, oltre all’icona dell’Eucaristia con IHS (Gesù, Salvatore del mondo); pesa 12 kg, alta 26 cm con ø 29 cm di base. Il destino volle che le due immagini della campana rappresentassero sin d’allora il “logo” del nostro quartiere. Ora è stata ritrovata e restaurata dalla ditta Capanni contemporaneamente alla fusione delle nostre future campane.

Nel 1963, grazie alla raccolta dei fondi effettuata tra i fedeli, si inizia l’ampliamento della chiesetta di S Rocco. Il 17 giugno 1964 il Vicario generale Mons. Luigi Oldani effettua la visita in preparazione della nuova parrocchia.

Il 16 luglio 1964 e il 25 ottobre dello stesso anno vengono benedette la cappella di S. Francesco Saverio al Boschetto in uno scantinato provvisorio offerto gratuitamente dalla famiglia Isidor – Frezzato, e la cappella del Buon pastore al Mulino Arese offerto dal sig. Bernardino Colombo di Monza.

Il 1965 passa velocemente sotto la guida di padre Ghirardi e nei vari rioni sollecitando alla pratica della vita cristiana col fervore di tutti i fedeli. Il 28 giugno il gruppo “Parate viam Domini” si reca a Roma in S. Pietro e viene ricevuto dal S.Padre che benedice ed incoraggia per il lavoro svolto a favore degli immigrati. La chiesetta di S. Rocco viene completamente rinnovata nel suo interno ed esterno.

La presenza alla messa domenicale nei tre centri religiosi era di 614 fedeli (27%) con 177 S. Comunioni.